PICASSO Capolavori dal Museo Picasso di Parigi

 
Pablo Picasso Portrait de Marie-Thérèse (Paris, 6 gennaio 1937)  Musée National Picasso-Paris, Parigi – © Succession Picasso, by SIAE 2017

PICASSO
Capolavori dal Museo Picasso di Parigi
10 novembre 2017 – 6 maggio 2018
Appartamento del Doge, Palazzo Ducale, Genova

“Dipingo come gli altri scrivono le loro autobiografie. I miei quadri, finiti o no, sono le pagine del mio diario, e, in quanto tali, sono validi. Il futuro sceglierà le pagine che preferirà. Non sta a me farlo.”

Una fucina in gran disordine ma di enorme ispirazione e continuo lavoro. Un atelier che è anche casa, dove si depositano opere proprie ma anche quelle di artisti amati e compagni di strada come in un personalissimo museo che diviene fonte di ispirazione, di raffronti e di contiguità. Erano così le case-atelier di Pablo Picasso. Attiravano la curiosità di amici ed estimatori che spesso han lasciato personalissimi racconti di ciò che han visto. E numerose, tantissime fotografie. La mostra Picasso. Capolavori dal Museo Picasso di Parigi,  che si apre il 10 novembre 2017 – fino al 6 maggio 2018 – a  Palazzo Ducale di Genova vuol documentare, attraverso più di 50 opere di Picasso e numerose fotografie, non solo e non tanto il percorso artistico del genio catalano, attraverso i diversi periodi e i vari stili dell’artista dall’inizio del Novecento fino agli anni Settanta, ma anche mostrare le opere più care a Picasso. I prestiti del Museo Picasso di Parigi sono infatti tutte opere da cui il pittore non si è mai separato fino alla morte nel 1973 e quindi oggetto di particolare predilezione da parte sua.

La mostra, curata da Coline Zellal, conservatrice del patrimonio del Museo Picasso di Parigi e promossa da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Comune di Genova e Regione Liguria, e organizzata da Mondomostre Skira in collaborazione con il Museo Picasso di Parigi, si inserisce nell’ampio progetto  “Picasso-Méditerranée” del Musée National Picasso-Paris, evento culturale internazionale, iniziato nella  primavera 2017 e che si protrarrà fino alla primavera 2019: più di sessanta istituzioni hanno immaginato una serie di mostre sull’opera “ostinatamente mediterranea” di Pablo Picasso. Su iniziativa del Musée National Picasso-Paris, l’esposizione di Genova, un percorso nel lavoro dell’artista e nei luoghi che l’hanno ispirato, rappresenta una particolare esperienza culturale, dedicata a rinsaldare i legami tra i Paesi che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo.

Dagli studi preparatori per le “Demoiselles d’Avignon” fino alle opere tardive degli anni ’70, l’esposizione ripercorre oltre mezzo secolo di sperimentazioni,  testimonia la straordinaria  varietà che caratterizza la pittura di Picasso e testimonia la storia delle abitazioni dell’artista e delle vite incrociate di opere e abitanti: le rare fotografie dell’atelier del Bateau-Lavoir documentano gli studi per le “Demoiselles d’Avignon”, ma sono anche testimonianza della vita sociale che Picasso conduce a Montmartre;  in Rue des Grands-Augustins il pittore vive in compagnia di Dora Maar e di decine di ritratti della donna che tappezzano i muri dell’atelier; nella villa La Californie a Cannes, i ritratti fotografici dei figli Claude e Paloma sono gli echi esatti  dei ritratti dipinti che Picasso esegue nello stesso periodo; nel mas di Notre-Dame-de-Vie a Mougins, Picasso posa insieme alle sue opere, in casa come in giardino.

Le opere esposte in mostra, e i loro “viaggi” da uno studio all’altro hanno una grande potenza rivelatrice: attraverso le immagini degli atelier, come attraverso le opere, sarà possibile contemplare l’artista al lavoro ma soprattutto ciò che ha scelto di mostrare e ciò che di proposito ha tenuto segreto.

Il famosissimo fotografo Brassaï paragona i quadri che Picasso appende alle pareti a una “riunione delle opere della stessa covata raggruppate come per un ritratto di famiglia”. Ancora Brassaï ricorda la sorpresa con cui nel 1932, dopo aver conosciuto l’artista, scopre l’atelier al 23 di Rue La Boétie, che definisce un “bazar”. In mezzo a tanto disordine c’è una costante: Picasso, l’“accumulatore”, agisce anche da autentico conservatore museale; ogni atelier è occasione di un nuovo allestimento, in cui le sue opere dialogano con i quadri che colleziona, di maestri antichi o contemporanei.

Una fotografia di Dora Maar del 1940 mostra infatti, a Royan, alcune opere dell’artista accostate al “Mazzo di fiori con cioccolatiera” (1902) di Henri Matisse; qualche anno dopo, nel 1958, uno scatto di André Gomes immortala l’atelier della villa La Californie, a Cannes, dove due tele di Renoir sono addossate a una delle celebri immagini di colombe di Picasso.
Nei suoi atelier il maestro spagnolo dispone, sposta, riunisce, esattamente al contrario del museo immaginario di André Malraux, che è “necessariamente un luogo mentale”.

In tutti i luoghi della sua vita, Picasso si è comportato con le sue opere come un vero collezionista. I lavori in mostra hanno ornato i muri delle sue case, popolato i suoi atelier, lo hanno seguito in tutti i suoi spostamenti. E costituiscono un vero laboratorio di forme, che l’artista guarda continuamente e di cui si nutre quotidianamente.

A prescindere dalla tecnica, dai materiali o dal soggetto, tutte le sperimentazioni di Picasso possono essere interpretate come il risultato di una ricerca unica: quella di un artista che non smette mai di rivelare i misteri della creazione e di raccontare la pittura in sé.  E anche quando appende quadri, Picasso crea non solo oggetti, ma luoghi che diventano, agli occhi di fotografi come Brassaï, vere e proprie composizioni artistiche.

Il rapporto di Pablo Picasso con la pittura oscilla, per tutto il Novecento, tra la propria perizia tecnica e i continui dubbi nei confronti della sua stessa arte.

Il percorso della mostra, tematico e cronologico, approfondisce e illustra in dieci sezioni la creatività del grande artista: i suoi quadri divengono i personaggi di un immenso teatro che illumina, da tanti punti di vista, alcuni importanti principi della sua creazione, dei suoi dubbi, che lo stesso Picasso riassume, dieci anni prima della sua morte, così: «La pittura è più forte di me, mi fa fare quello che lei vuole ».

 

 

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