Imparare davanti a un quadro 

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WIzART
editore di Artonauti il primo album di figurine dell’arte
presenta il primo titolo della collana dedicata alla pedagogia

Imparare davanti a un quadro 

di Giulia Orombelli
Arte moderna per osservare, scoprire e creare con i bambini

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WizArt, impresa sociale non-profit che ha ideato, realizzato e lanciato Artonauti, il primo album di figurine dell’arte, presenta Imparare davanti a un quadro, un manuale rivolto a insegnanti, educatori, genitori e appassionati d’arte che racconta l’esperienza ventennale di Giulia Orombelli, un’insegnante lei stessa che ha sviluppato una metodologia innovativa per la fruizione delle opere d’arte da parte dei bambini, a scuola come al museo.

Artonauti è nato proprio dal presupposto di far divertire i bambini imparando l’arte e la storia, ed è diventato in pochi mesi un caso editoriale, raccogliendo il consenso di bambini, adulti e anche di migliaia di insegnanti che subito hanno intuito le sue potenzialità, come stimolo culturale per i più giovani e per le famiglie. WizArt ha quindi promosso e implementato una serie di corsi di formazione rivolti a insegnanti della scuola primaria e organizzati in collaborazione con enti accreditati con l’obiettivo di promuovere la didattica dell’arte con strumenti e metodologie in grado di coinvolgere i bambini in un processo di apprendimento stimolante.
Da qui si è sviluppato anche il progetto del libro Imparare davanti a un quadro, nato da un’intuizione di Giulia Orombelli che ha capito che con i bambini davanti a un quadro accadono cose straordinarie, come se la tela fosse una finestra sul tempo, sul mondo e su noi stessi. Dall’osservazione profonda e sensibile di un quadro nasce il dialogo e il confronto tra i bambini che, guidati dalle domande di una maestra, comunicano le loro scoperte e intuizioni, ragionano insieme per comprendere la realtà del mondo, esprimono emozioni e pensieri. L’arte moderna, in particolare, si offre al gioco fantastico, all’invenzione di storie, alla creazione personale suscitata proprio dal guardare le cose in modo nuovo, infatti nei laboratori proposti, al momento dell’osservazione e scoperta del quadro, ne segue uno di creazione e composizione personale.

Cosa resterà ai bambini di questa esperienza? Non si vuole farne dei piccoli esperti e di certo dimenticheranno nomi e quadri, ma avranno imparato a osservare in profondità, a porsi domande e riflettere, avranno scritto e disegnato per esprimere quello che hanno dentro e che stanno cominciando a conoscere, avranno giocato e creato opere personali. Non è poco, in un’epoca in cui le immagini scorrono rapidissime sugli schermi e le informazioni vengono rapidamente consumate alla rincorsa di sempre nuove competenze da acquisire.

Quando ho portato i bambini di terza elementare a vedere i tre ritratti di Modigliani conservati al Museo del Novecento di Milano, sono rimasta stupita.” – racconta Giulia Orombelli – “Abbiamo osservato i tre quadri, che sono appesi uno accanto all’altro, per qualche lungo minuto, poi ho ascoltato le loro riflessioni. In quello che hanno messo a fuoco in pochi istanti, c’era tutto Modigliani. Come era prevedibile, quello che li ha colpiti immediatamente è stato lo sguardo. Impossibile trovarne uno simile nei ritratti di altri artisti. Lo sguardo dei volti di Modigliani è «un po’ triste e non si capisce bene». Non è l’espressione del viso, che anzi è immobile, ferma, non è l’atteggiamento della bocca, chiusa e muta, ma sono gli occhi che parlano dell’anima. Sugli occhi si sono soffermati a lungo”.

E continua: “Mi piace riportare quella conversazione che abbiamo fatto davanti ai tre quadri. P: «Hanno la bocca uguale». MF: «Hanno la stessa forma della faccia». R: «Lo stesso naso». L: «Le stesse sopracciglia». M: «A tutti manca la pupilla». S: «Hanno un occhio diverso dall’altro». Io: «Avete osservato tante cose giuste. E subito avete notato questi occhi strani. Avete detto che sono senza pupille. E questo fa sì che abbiano quello sguardo un po’ triste come diceva qualcuno, che non si capisce bene. Per Modigliani gli occhi sono importantissimi. Lo sguardo è importantissimo. Come mai in quasi tutti i suoi ritratti dipinge un occhio diverso dall’altro, come avete detto? Cerchiamo di capire. Perché gli occhi sono importanti?». C: «Perché con gli occhi vedi le cose, tutto quello che c’è intorno». M: «Per me sono importanti, perché fanno vedere se una persona è triste o arrabbiata o felice. Fanno capire come si sente una persona». Io: «Si racconta che quando ebbe finito il ritratto di Paul Guillaume, che era un suo grande amico, Paul gli chiese: “Perché mi hai dipinto con due occhi diversi?”. E Modigliani gli rispose: “Perché con uno guardi il mondo” (come ha detto qualcuno), “con l’altro guardi dentro di te” (come ha detto qualcun altro). Quale sarà stato l’occhio con cui si guardava dentro?». S: «Secondo me, quello chiaro chiaro, azzurro».

È raro oggi soffermarsi a riflettere sul senso di quello che si fa e accorgersi che i bambini stanno esaurendo la capacità di concentrarsi e di riflettere a fondo. Imparare davanti a un quadro vuole essere uno stimolo a prenderci il tempo necessario, in questo caso per stare davanti a un quadro appunto e per dare modo ai bambini di imparare con tutto il loro corpo: le mani, il cervello e il cuore li porteranno a capire l’arte e la realtà che li circonda.

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