20 giugno . Giornata mondiale del rifugiato

 

La Giornata internazionale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite, viene celebrata il 20 giugno per commemorare l’approvazione nel 1951 della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati (Convention Relating to the Status of Refugees) da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Venne celebrata per la prima volta il 20 giugno 2001, nel cinquantesimo anniversario della suddetta Convenzione.

Ogni anno l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) seleziona un tema comune per coordinare gli eventi celebrativi in tutto il mondo.

UNICEF/ Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno) e COVID-19:
Famiglie e minorenni rifugiati e richiedenti asilo tra i gruppi vulnerabili durante la pandemia.
 
Negli ultimi mesi oltre 3.600 le famiglie e i giovani – inclusi i minorenni rifugiati e richiedenti asilo – raggiunti con gli interventi di protezione e inclusione dall’UNICEF
 
  • Oltre 5.000 i minorenni stranieri non accompagnati presenti in Italia. Circa 900 i minori non accompagnati arrivati via mare da gennaio al 15 giugno 2020.
  • Per rispondere ai bisogni generati dall’emergenza COVID-19, oltre 3600 famiglie e giovani – inclusi i minorenni rifugiati e richiedenti asilo – sono state raggiunti da interventi; tra questi: 900 con screening medici, oltre 1000 con la distribuzione di materiale informativo e kit d’igiene; oltre 800 con informative multilingua, attività formative e socio-ricreative online. Altri 60 mila giovani sono stati raggiunti con messaggi positivi di resilienza.
 19 Giugno 2020 – In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato – che si celebra domani, 20 giugno – l’UNICEF chiede più garanzie per la protezione e l’inclusione di famiglie, bambini e adolescenti rifugiati, richiedenti asilo e migranti. Tra i gruppi più vulnerabili e più esposti ai rischi della recente pandemia da COVID-19, coloro che scappano da persecuzioni e conflitti e coloro che rimangono fuori dal sistema di accoglienza. Lo scarso accesso ai servizi e la mancanza di reti di supporto può causare importanti ripercussioni sulla salute fisica e mentale che, nel caso dei genitori – se non adeguatamente supportati – può risultare anche in una trasmissione generazionale dei traumi subiti.
Quanto ai minorenni stranieri non accompagnati presenti in Italia, sono oltre 5000 secondo gli ultimi dati disponibili[1]oltre 60 mila invece le ragazze e i ragazzi diventati maggiorenni in Italia dal 2014, tra loro in tanti hanno perso diritto all’accoglienza. Circa 900 i minorenni non accompagnati arrivati via mare al 15 giugno. Oltre 600, solo lo scorso anno, le domande di asilo esaminate relative a minorenni stranieri non accompagnati[2]. Molte famiglie rifugiate vivono in situazioni precarie dal punto di vista igienico e di sovraffolamento – spesso con problematiche di accesso ai servizi sanitari – e sono perciò maggiormente a rischio di esposizione al COVID-19. Tra i problemi anche quelli legati alla gestione delle procedure di asilo, le cui domande sono attualmente sospese.  In questa fase della pandemia, restano le forti implicazioni che il COVID-19 ha avuto sulla sfera emotiva e psicologica. Molti minori, tra cui giovani rifugiati, stanno affrontando lo stress dovuto all’isolamento, con conseguenze quali la frustrazione, la paura e l’apatia.
Per questo l’UNICEF si è attivato, sin dall’inizio dell’emergenza, con azioni di risposta per assicurare la protezione, la salute e il benessere di famiglie e minorenni, con particolare attenzione a coloro che si trovano fuori del sistema di accoglienza.
In tutto sono stati oltre 3600 le famiglie e i giovani – inclusi i minorenni rifugiati e richiedenti asilo – raggiunti da interventi; tra questi: 900 con screening medici, oltre 1000 con la distribuzione di materiale informativo e kit d’igiene, oltre 800 con informative multilingua, attività formative e socio-ricreative online. Tra le azioni, anche il supporto ai percorsi educativi con la distribuzione di tablet e la diffusione di app come StudiaMi e Mygrants, pensate per facilitare la formazione e l’inclusione socio-lavorativa dei giovani.
Come parte dal programma l’UNICEF ha inoltre raggiunto oltre 60 mila giovani – tra cui rifugiati – con messaggi positivi di resilienza, e oltre 15 mila con informative legali e mediche tramite i canali online, tra cui la piattaforma U-Report on the Move.
Tra le azioni portate avanti anche il primo soccorso psicologico ai sopravvissuti alla violenza di genere e ai soggetti più a rischio.
“Il COVID-19 rischia di ostacolare il rispetto dei diritti sanciti dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e di rallentare ulteriormente il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, ribaltando anche quei risultati raggiunti nei confronti di tanti bambini e adolescenti in Italia e nel mondo, questo il motivo per cui ci siamo attivati dall’inizio della pandemia con diverse attività e per cui continuiamo a confermare il nostro impegno”, ha sottolineato Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia.
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Credits: ©UNICEF/Romenzi

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